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LA STORIA: l'Ottocento





Ma non è neppure che il ritorno dei Savoia (1814), con l'altro fratello Vittorio Emanuele I e poi (1821) con quello successivo (Carlo Felice) fossero accolti con grandi speranze dai lanzesi: anche se proprio in quegli anni venne costruita la carreggiata Lanzo-Torino (1820) con il grande ponte sul Tesso (1823) su disegni di quell'architetto Mosca progettista del famoso, omonimo ponte sulla Dora a Torino.
Si trattò di re che continuavano a governare come se la Rivoluzione Francese non ci fosse mai stata, con l'illusione di portare indietro l'orologio della storia: Lanzo non diede contributi significativi ai moti liberali del 1821, se ne stette tranquilla anche quando a Carlo Felice (ultimo della linea diretta dei Savoia) succedette Carlo Alberto, del ramo cadetto dei Carignano, che regnò per oltre quindici anni né più né meno con la stessa mentalità restauratrice del suo predecessore, sino alla fiammata, vigorosa e importante dello Statuto (4 marzo 1848) e della successiva, sfortunata guerra che fu la prima per l'Indipendenza d'Italia.

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Le cose cambieranno con il figlio Vittorio Emanuele II, che con la sua popolarità e la sua furbizia montanara, saprà appoggiarsi a collaboratori capaci e garantirsi l'affettuoso, entusiastico appoggio dei "suoi" piemontesi.
Sotto il suo regno Lanzo ebbe il collegamento ferroviario con Torino (1869 per il tratto sino a Ciriè, 1876 per il tratto Ciriè-Lanzo). È anche di questi anni l'attività pastorale in Lanzo di due delle figure più eminenti della sua storia religiosa, il parroco don Federico Albert (1820-1876), recentemente beatificato per la sua grande opera di sacerdote e di educatore, e don Bosco, che vi aperse una casa e qui veniva nei suoi brevi periodi di riposo; alcuni dei suoi famosi sogni - vere e proprie premonizioni - li ebbe appunto a Lanzo, ove egli pose la prima sede delle suore missionarie salesiane. Nel corso dell'800 il processo di industrializzazione cambia volto anche all'economia lanzese. Sin dal 1812 é attiva in Lanzo l'utensileria Savant che produce macchine e utensili per tagliare e lavorare il ferro, minerale di cui sono ricche le nostre Valli. Verso la fine dell'800 arrivano a Lanzo i Remmert, gli industriali prussiani che con i loro opifici tessili "colonizzarono" il ciriacese e il lanzese. Nella cittadina capoluogo delle Valli i Remmert, insieme ai Sottocornolo, fondarono un grande opificio vicino alla stazione ferroviaria che diede lavoro a centinaia di operai.



Tra i tanti personaggi importanti che figurano nella storia lanzese spiccano indubbiamente quelli di Bartolomeo Bonesio, del marchese Giuseppe Ottavio di Cacheramo e soprattutto quello del Beato Federico Albert.
Il Bonesio, nativo di Lanzo, visse per lo più a Roma al servizio del cardinale Aldobrandini, futuro papa Clemente VIII. Tornato a Lanzo nel 1605 con le sue grandi ricchezze fece edificare il convento dei Cappuccini sulle rovine dell'antico castello. Al convento assegnò una rendita di 2000 scudi e il quadro di San Francesco conservato nella parrocchiale.
Il conte Giuseppe Ottavio Cacheramo d'Osasco della Rocca fu marchese di Lanzo e fondatore dell'ospedale.
Ma il personaggio indubbiamente più amato dai lanzesi é il Beato Federico Albert, il sacerdote e teologo nato a Torino il 15 ottobre 1820, che fu eletto vicario di Lanzo nel 1852.



La sua personalità forte e zelante, la sua cultura profonda e vivace, il suo spirito indomito e sensibile alle problematiche sociali del suo tempo lo portarono ben presto a diventare protagonista della vita della comunità. Poco lontano dall'ospedale realizzò l'Ospizio delle orfanelle, per dare una casa ed una sana educazione ad una quarantina di bambine senza famiglia che in futuro avrebbero potuto procurarsi il necessario per vivere col frutto del loro lavoro. Fondò l'asilo infantile che venne subito frequentato da un gran numero di bambini. Creò un Educandato femminile, dove le giovani del lanzese ricevevano un'ottima istruzione e una sana educazione.
Tutte queste opere create dal Beato Albert vennero affidate alla Congregazione di suore dette Vincenzine, anch'essa fondata dal vicario Albert.
Nominato vescovo di Pinerolo da papa Pio IX, Federico Albert chiese ai suoi superiori di poter essere dispensato dall'incarico e di restare a Lanzo.
Purtroppo il 28 settembre 1876 il vicario di Lanzo cadde da un'impalcatura innalzata dai muratori che eseguivano dei lavori nell'oratorio della parrocchiale e morì prematuramente.

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La sua morte destò sgomento e dolore nei lanzesi che vollero ricordarne l'opera e la figura erigendo un busto eseguito dallo scultore Alessandro Casetti e collocato sulla facciata del complesso che accoglie oggi la Casa generalizia delle suore Albertine. Un altro Federico Albert, pronipote del grande Vicario sulla strada della santità, ha caratterizzato la storia lanzese in questo secolo: l'ing. Federico Albert, scomparso ultranovantenne qualche anno fa. Cavaliere di Vittorio Veneto e famoso costruttore di ponti l'ingegner Albert fu sindaco di Lanzo, consigliere comunale, presidente di vari enti e membro di numerose associazioni. Temperamento forte, fermo nelle sue idee e non incline al compromesso, molto acuto nei giudizi, ha lasciato nella città un vivo ricordo di sé e del suo impegno civile e sociale a favore della comunità.




(Fonte: "LANZO", Mulatero Editore - Agliè - 1999)