LA STORIA: fino al Medioevo
Il nome "Lanzo" pare derivi da una parola tedesca "Lanzman", un saluto che i soldati tedeschi si scambiavano tra loro e che pare avere il significato di "paese". Nulla a che vedere dunque con quanto un tempo si era ipotizzato e che pareva far derivare "Lanzo" da "lancia".
Il termine "Lanzo" compare in atti ufficiali per la prima volta nell'anno 1158, (in un diploma di Federico Barbarossa che conferma al Vescovo di Torino il possesso di Lanzo) con un "de Lancia", nel 1203 compare poi come "Delancius", nel 1211 come "Lanz" e nel 1296 come "Lanzeus".
I romani occuparono quest'area; lo provano alcuni rinvenimenti archeologici di armi e terracotte, monete e lapidi: molto fa presumere che la prima occupazione romana risalga ai tempi di Giulio Cesare e quella definitiva ai tempi di Augusto.
Non si hanno tracce significative delle iniziali occupazioni barbariche ed anche
i Longobardi non pare abbiano lasciato segni oggi leggibili: forse perché preferirono tenersi nelle aree più pianeggianti, mentre le valli, che oggi chiamiamo di Lanzo erano in mano dei signori di Borgogna, strettamente legati alla Moriana.


Con la vittoria di Carlomagno sui Longobardi alle Chiuse della Valle Susa terminano i duecento anni del mite dominio borgognino nelle Valli di Lanzo, allegate ora alla contea di Torino;
non si trattò di un periodo facile, per le invasioni degli Unni e la pressione dei Saraceni. A sconfiggere questi ultimi fu soprattutto la coraggiosa astuzia di Arduino Glabrione che, per i meriti bellici acquisiti fu nominato "signore" - con il titolo di marchese - di un vasto territorio che, con un grande arco, comprendeva le terre subalpine da Ventimiglia all'Orco e quindi anche l'area che oggi indichiamo come "Lanzese".
A metà dell'XI secolo i diritti su tale zona spettarono ad Adelaide di Susa, quale erede (nipote) di Arduino Glabrione; Adelaide, rimasta per due volte vedova e senza figli, in terze nozze sposa Oddone di Savoia (figlio del mitico Umberto Biancamano); attraverso i loro figli i conti sabaudi entrano in Piemonte, con diritti feudali più che con potere reale; i legami con la Moriana si fanno, per la zona di Lanzo, più stretti.
Il vescovo di Torino veniva frattanto assumendo un crescente predominio, in modo
specifico nella nostra area; non esistono tuttavia conferme all'ipotesi avanzata da
alcuni storici che la prima edificazione del castello di Lanzo sia avvenuta per opera
dei Vescovi torinesi: alcuni documenti fanno pensare che il loro potere sulle nostre terre
fosse una realtà di fatto, mentre il diritto feudale era sempre nelle mani dei Savoia, che
governavano attraverso un balivo con sede in Susa.
La situazione è comunque complessa; importante per il luogo è che ora compare, e si va
poi facendo sempre più frequente, il nome di un centro abitato che corrisponde all'attuale città di Lanzo. Una ulteriore complicazione è portata dalle lotte tra guelfi e ghibelllini, i primi sostenitori del potere sovrano, anche territoriale, della Chiesa, i secondi che appoggiano l'imperatore anche quando egli cerca di intromettersi in questioni puramente religiose.
Come è frequente in simili situazioni vi sono fanatici guelfi che si trasformano in fanatici ghibellini, e viceversa: così intorno al 1250 Tommaso, cadetto sabaudo, da ghibelllino diviene guelfo ed è incaricato di custodire il castello di Lanzo: in pratica se ne impossessa e riconosce come suo signore il fratello Amedeo IV, conte di Savoia. Probabilmente fu lui a fare erigere le mura di cinta di cui è rimasta la Torre detta del Comune.
Poi Tommaso si impegola in una guerra per Asti, viene sconfitto e fatto prigioniero.
Guglielmo il grande, marchese del Monferrato, si impossessa allora di tutto il Canavese e
della Valle di Susa.
Il periodo di dominio di Guglielmo su Lanzo fu breve ma significativo, in quanto egli facilitò
le attività industriali e commerciali; caduto a sua volta prigioniero degli alessandrini fu
lasciato morire in carcere (1292). I Savoia ripresero quindi il sopravvento sulle terre
canavesane e su Lanzo.

(Fonte: "LANZO", Mulatero Editore - Agliè - 1999)
























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